MONETA COMPLEMENTARE E MODELLO RIACE

Nel famoso “Modello Riace” si parla di accoglienza ai migranti. Tale modello viene preso ad esempio come una riuscita integrazione tra i locali e i nuovi arrivi. Ma all’interno di questo Modello esiste anche un dettaglio che riguarda una moneta locale, che possiamo considerare a tutti gli effetti una moneta complementare. In cosa consiste?

Lo stanziamento dei fondi per l’accoglienza ha i suoi tempi, spesso molto lunghi; nel Modello Riace, si è ovviato da tempo a queste lunghe attese con l’emissione di una moneta locale costituita da voucher cartacei che vengono accettati come moneta dagli esercenti del territorio comunale. Chi accetta questa moneta potrà poi convertirla in euro quando arriveranno i fondi pubblici. Il risultato è che si riesce in questo modo a disporre della possibilità di spesa già da subito, senza aspettare l’erogazione dei fondi, che richiede in genere molto tempo.

Qualche riflessione: questa moneta, cartacea oltre tutto, non rispecchia uno dei requisiti basilari della moneta complementare: la non convertibilità con l’euro. Per i tanti motivi già esposti in altri articoli, questa caratteristica è necessaria per far restare gli scambi all’interno del circuito. Se la moneta può essere convertita con l’euro, in linea teorica potrà essere accettata da chiunque, quindi anche da chi non vive nel Comune di Riace. Altra riflessione è lo strumento cartaceo: gli scambi avvengono, a quanto pare, in maniera libera, facendo passare di mano i voucher cartacei, senza che lo scambio venga registrato da nessuna parte; questo potrebbe comportare la possibilità di falsificare i voucher e aumentare così artatamente il circolante, molto di più di quello che poi sarebbe il suo fondamentale di riferimento, cioè l’ammontare dei fondi pubblici destinato a questo progetto.

Infine, tutto questo si tiene solo perché esistono dei fondi forniti dallo Stato, quindi il circuito dipende da queste erogazioni. Nel momento in cui queste erogazioni dovessero diminuire, o addirittura venir meno, cade tutto il castello.

Lasciamo qui il discorso e ognuno faccia le sue considerazioni sul Modello Riace, almeno per l’aspetto che riguarda questa moneta: valido…? Non valido…?

Fonte

IL BARTER FINANZA ALTERNATIVA

Un interessante articolo di Vincenzo Imperatore, giornalista e pubblicista, sul ruolo del Barter come integratore di liquidità e di gestione finanziaria in alternativa a quella classica.

Il problema di oggi, spiega Imperatore, è che non mancano né i beni, né chi eroga servizi; quello che manca è invece la liquidità. Esiste una grande massa di denaro contante congelato sui conti correnti o immobilizzato in titoli finanziari o immobiliari. Il ruolo della moneta, quello originario, di facilitare gli scambi commerciali, viene così meno. Come si potrà attuare una compravendita, se non si riesce a disporre del mezzo di scambio del valore dei beni e dei servizi offerti?

In realtà, il valore è intrinseco al bene scambiato, anzi è costituito dal bene stesso. Il Barter quindi non fa altro che tirare fuori questo valore, e offrirlo “in cambio” di un altro bene o servizio. Il problema nasce quando i due contraenti non trovano accordo sul tipo di beni da scambiare ed è qui che interviene il meccanismo del Barter: in cambio di un servizio ricevuto, o di una merce acquistata, non viene offerto un altro bene, ma viene riconosciuto un “credito” al venditore; questo credito per comodità lo possiamo chiamare “buono“, “punto” oppure “moneta complementare“, perché in realtà non sostituisce la moneta ufficiale ma la affianca. Questa “moneta complementare” potrà poi essere utilizzata dal venditore per acquistare a sua volta beni e/o servizi da chi riconosce questo credito, vale a dire tutti coloro che iscrivendosi nel circuito della moneta complementare, ne accettano le regole.

Chi può aderire ad un circuito del genere…? Non certo chi non ha arte né parte! Nemmeno chi non ha nulla da offrire in vendita! Può aderire, e gli conviene farlo, solo chi ha cose da vendere: oggetti, fondi di magazzino, articoli invenduti, oppure ha una struttura capace di erogare servizi in quantità superiore alla domanda dei suoi attuali clienti. In pratica il risultato che si ottiene è un incremento  del proprio giro di affari, con aumento del fatturato e relativo abbassamento della quota di costi fissi sul venduto, cosa che gli consentirebbe anche un maggior margine di guadagno.

In tutto questo, quello che manca per far diventare davvero il Barter complementare alla moneta corrente, è il suo utilizzo anche nel pagamento delle tasse, bollette utenze e tributi vari. Ma questa possibilità è solo una questione di volontà politica. Noi ci limitiamo a dire che una tale possibilità farebbe dilagare questo sistema di pagamento e contribuirebbe non poco alla scomparsa della disoccupazione.: poter pagare le utenze (acqua, luce, gas, telefono…) e, perché no, anche le tasse, con il proprio lavoro, è la soluzione ideale per chi ha capacità di lavoro ma non riesce a trovare chi sia disposto a pagarlo con la moneta ufficiale.

Per chi vuole leggere l’articolo di Imperatore, questo è il link:

Corporate Barter: un baratto come soluzione di finanza alternativa

IL CROLLO DEL BITCOIN

E’ successo: il valore del bitcoin, dopo un aumento asintotico delle ultime settimane, è crollato

Era una notizia prevedibile con largo anticipo: la bolla della criptovaluta in questi ultimi mesi si era gonfiata talmente da far presagire uno schianto imminente. E guarda caso prima di Natale c’è stato lo sgonfiamento improvviso della sua valutazione: dall’aver toccato quasi i 20.000 € è precipitata al poco più di 10.000 € con uno tonfo del 40%.

La grandissima variabilità della valutazione di questa criptomoneta la rende di per se inadatta per gli scambi concreti basati su merci e servizi reali, che possiedono un loro valore intrinseco. Se diamo un’occhiata all’andamento del prezzo del bitcoin negli anni:

si può notare l’altissima oscillazione del suo valore, il che la rende più adatta a speculazioni finanziarie che non ad essere utilizata nella vita reale.

(grafico tratto da: money.it)

Si precisa qui per l’ennesima volta che la Moneta Complementare che proponiamo qui NON HA NULLA A CHE FARE con questo tipo di criptomoneta: i meccanismi che sono alla base del bitcoin sono di tipo tutt’affatto diverso e completamente slegati dalla realtà concreta. La differenza sostanziale, oltre alla natura intrinseca della moneta, è che il bitcoin, come tante altre criptovalute speculative, è commerciabile, e subisce la dittatura della legge della domanda e dell’offerta, cosa che non esiste per la nostra Moneta Complementare, essendo essa inconvertibile e il cui valore è fissato a quello dell’euro.

La tracciabilità del bitcoin infine è controversa, e non semplice da effettuare.

Ricordiamo che la nostra Moneta Complementare invece ha caratteristiche esattamente contrarie:  i suoi scambi sono tutti registrati in chiaro in un archivio centralizzato, con relativi dettagli delle persone fisiche e giuridiche che effettuano gli acquisti e le vendite: insomma tutto alla luce del sole!

LA MONETA COMPLEMENTARE CONTRO IL MALAFFARE

I finanziamenti pubblici sono da sempre oggetto di cupidigia da parte della criminalità di ogni tipo. La gestione pubblica di una massa enorme di denaro porta nei territori squilibri e opacità a tutto danno delle aziende oneste che si vedono costrette ad operare in un mercato drogato.

L’utilizzo della moneta complementare nel finanziamento delle opere pubbliche o nel sostegno finanziario alle aziende porterebbe invece chiarezza e onestà nei rapporti con lo Stato e le sue istituzioni.

Perché?

Per il semplice motivo che l’uso della M.C. presuppone l’inserimento delle aziende che la usano in un elenco ufficiale di aziende autorizzate; che le transazioni sarebbero tutte soggette al controllo di un gestore centrale e che alla fine le somme oggetto di finanziamento non potrebbero essere destinate a scopi diversi da quelli concordati. Il tutto dovrà avvenire all’interno di un circuito strettamente controllato, e il cui bilancio in dare ed avere alla fine dovrà essere pari a zero. La moneta fornita dallo Stato potrà quindi servire a pagare fornitori, imprese, dipendenti, e potrà essere restituita allo Stato tramite la fiscalità di ogni tipo. Lo Stato avrebbe il vantaggio di non portare grosse somme a debito nel ruolo della moneta ufficiale (l’euro) e di conseguenza non contribuire alla crescita del debito pubblico, ridiventando in tal modo proprietario e gestore di una sua “moneta” sulla quale però anch’esso sarà obbligato a rispettarne le regole per non inflazionarne la circolazione. Il beneficio per l’economia del Paese sarebbe evidente ed immediato, e porterebbe un incremento delle transazioni commerciali su tutto il territorio nazionale.

SUCCISO: UN ESEMPIO DI COOPERAZIONE

Succiso, un paesino dell’appennino tosco-emilino, destinato allo spopolamento e alla morte per mancanza di attività economiche: 25 anni fa chiudeva l’unico bar e il negozio di alimentari. E allora gli abitanti si sono trovati di fronte ad un bivio: abbandonare il paese e scendere a valle, in città, dove avrebbero trovato negozi dove comprare mozzarelle fatte in Germania, il pane industriale scongelato fatto chissà dove… oppure rendersi conto che il loro paesino aveva tutte le potenzialità, solo se si fossero impegnati a sostenersi a vicenda. E allora hanno creato una cooperativa, hanno riscoperto l’allevamento delle pecore da latte, e ora producono 50 quintali di pecorino unico nel suo genere, ricotta e pane anche per gli altri paesi vicini. In poche parole, collaborando tra loro, impegnandosi insieme, hanno ridato vita a quel paese destinato altrimenti alla morte per inedia.

Forza della collaborazione: invece di comprare le mozzarelle tedesche, i gamberetti cinesi, mangiano e vendono il loro pane e il loro pecorino, e con i soldi hanno rimesso in piedi anche altre attività: financo un centro benessere. In poche parole, invece di disperdere i loro soldi acquistando merci prodotte altrove, le merci se le sono fatte da se. Sì, perché qualsiasi posto, anche uno sperduto paesino sui monti dell’appennino, ha tutte le potenzialità per vivere e fare comunità. Basta saper riconoscerne le peculiarità ed essere capaci di valorizzarle.

Grande lezione!

Succiso, il paese-cooperativa dove ogni giorno si cambia lavoro

CRITICA ALLE RETI D’IMPRESA

Dato che in questo sito non abbiamo null’altro da difendere se non quello che può contribuire alla crescita collettiva dell’economia di un territorio, e dato che abbiamo in precedenza parlato delle Reti di Impresa come di uno strumento efficace per dare maggiore competitività e opportunità di lavoro alle piccole aziende, ora però valuteremo quali possono essere invece gli aspetti negativi di questo strumento, cercando di assumere un atteggiamento neutrale e non partigiano. Perché, come abbiamo scritto prima, non ci si deve affezionare agli strumenti, ma all’obettivo che si intende raggiungere.

Vediamo quindi gli aspetti negativi delle Reti d’Impresa:

1 – le reti d’impresa, introducendo un approccio organizzativo di tipo “burocratico”  danneggiano l’indipendenza, la capacità di adattamento e la velocità decisionale delle piccole imprese;

2 – per partecipare ad appalti pubblici esistono già strumenti validi, come l’ATI (Associazioni Temporanee d’Imprese) oppure più in piccolo l’Avvalimento, che conferisce anche alle piccole aziende capacità e strumenti di aziende più organizzate;

3 – il vantaggio fiscale che il governo destina alle aziende che partecipano alle reti d’Impresa (detassazione degli utili utilizzati per lo scopo comune della rete) è illusorio, per il fatto che in questi anni gli utili sono una chimera e in ogni caso l’ammontare dei soldi che il governo vi ci dedica sono una semplice mancetta e non di più, e quando i soldi sono finiti, non c’è più niente per nessuna Rete;

4 – quelli che ne traggono i maggiori vantaggi, sono proprio i “consulenti”: gli stessi che prospettano agli imprenditori tutti i vantaggi delle Reti d’Impresa e che assicurano il loro appoggio per le pratiche “burocratiche”, sempre quelle! E spesso costoro sono collegati a chi dovrà fornire l’autorizzazione alla Rete. E molto spesso questo tipo di “consulenti” ti propongono di fare Rete con aziende qualsiasi, al solo scopo di prendere le agevolazioni fiscali. Reti fasulle, insomma!

Che dire…? Osservazioni corrette, di buon senso, improntate a quel sano scetticismo che salva spesso da scelte superficiali e senza un vero obiettivo che non sia solo quello di “risparmiare” un po’ di tasse. Infatti questi argomenti sono per gli imprenditori, che di solito non sono né ingenui, né superficiali. Anche se a volte le condizioni malate del mercato in cui operano li inducono a fare scelte criticabili. Ma è purtroppo sempre vero quel detto che il pesce puzza sempre prima dalla testa: con uno Stato inefficiente e sprecone, è veramente difficile parlare di corrette pratiche aziendali! Ecco perché la prima vera battaglia la si deve fare lì, nella “Stanza dei Bottoni”…

Organismi abilitati a rilasciare l’asseverazione del programma di rete

Apre un’azienda con il finanziamento di INVITALIA e chiude dopo 8 mesi

Da:  Lecceprima.it :

Apre pub con soldi pubblici, dopo 8 mesi chiude. Denunciato per truffa
„MATINO – Percepisce attraverso l’agevolazione per le microimprese un finanziamento pubblico di 90mila euro, ma una volta ottenuto il denaro per aprire il suo pub vi lavora dentro solo 8 mesi, mentre, stando alle legge, non avrebbe potuto abbassare definitivamente la saracinesca prima di 5 anni di attività. Ed ora l’imprenditore dovrà rispondere di truffa aggravata.“

Questo è quello che è successo nel 2012 ad un giovane imprenditore che ha avuto accesso ai finanziamenti pubblici per le microimprese. Il suo sogno si è infranto subito dopo aver iniziato, nonostante i soldi ricevuti dallo Stato, o forse proprio a causa di questi. Non si sa. Fatto sta che una volta aver avuto accesso al finanziamento, sono scattati, per lui e per tanti giovani come lui, i soliti meccanismi dei finanziamenti bancari, con scadenze improrogabili e minacce di pignoramento. Il fatto poi che chi riceve questi finanziamenti debba necessariamente mantenere aperta l’attività per almeno 5 anni, anche se la detta attività va male fin dall’inizio, è un’altra tegola sul capo di chi si trova già in difficoltà. Senza voler entrare nel merito del fatto in se, è indicativo che molti commenti nella stessa pagina facciano capire come un avvenimento del genere non è affatto raro, ma che anzi molti aprono in questo modo delle attività senza saper fare impresa, e senza essere capaci di prevedere il futuro andamento del mercato. Gente incapace di fare l’imprenditore si vede elargire soldi pubblici, con quale criterio poi non si sa, anche se ci sono delle procedure da rispettare, e in questo modo invece di aiutare i giovani a fare impresa, li affossano.

A nostro parere va aiutato solo quell’imprenditore che ha dimostrato di saper stare sul mercato, e che ha bisogno di un finanziamento per poter incrementare la sua azienda. Gente insomma che sa il fatto suo, e non giovani di belle speranze che sono destinati ad andare incontro ad un fallimento quasi certo.

Con un circuito di barter una cosa del genere non potrebbe mai succedere, perché il finanziamento si ripaga in lavoro, e nessuno, all’interno del circuito, ha la possibilità di fare il passo più lungo della gamba. Ci sono regole comuni da rispettare e una gestione centralizzata che supervisiona gli scambi e tiene d’occhio chi tende ad indebitarsi eccessivamente, richiamandolo a fornire merci e servizi per abbassare il suo debito. Pagamenti immediati, niente interessi sui debiti e niente banche che si precipitano a pignorare l’azienda. Un altro mondo, insomma.

L’EQUIVOCO SULLE MONETE COMPLEMENTARI

“lo sapete che noi in Italia già usavamo da anni una moneta complementare…? Il gettone del telefono!…”

Sì, magari anche le caramelle per il resto!

Molti ritengono che anche i buoni pasto siano una sorta di moneta complementare, oppure gli assegnini da 100 lire che anni fa stamparono le banche per ovviare alla carenza di monetine…

Oppure le carte punti dei supermercati…

Insomma tutto l’universo della scontistica e delle iniziative promozionali messe in atto da questo o da quello.

Ebbene, a nostro parere esiste una differenza sostanziale tra queste iniziative da “buoni pasto“, e la vera moneta complementare. Intendiamoci: nessuna intenzione di voler disprezzare le iniziative citate, ma si tratta di cose diverse. E la differenza fondamentale consiste in questo:

Mentre in tutte queste iniziative citate esiste qualcuno, e non altri, che ha la prerogativa della stampa di questi documenti di scambio, la vera moneta complementare non ha nessuna esclusiva di stampa. Dirò di più: la vera moneta complementare non si stampa, e nessuno la crea dal nulla! La moneta complementare la si crea e la si distrugge contemporaneamente ad ogni scambio o cessione di bene e/o servizio che viene affettuato all’interno di un circuito ben definito, con tutti i partecipanti registrati e dotati di conto in dare e avere.

Mentre nei casi precedentemente citati come esempio, esiste uno “stampatore esclusivo” (la società dei telefoni nel caso dei gettoni, la banca nel caso dei miniasseggni, la tale o tal’altra azienda nel caso dei buoni pasto, oppure il tale supermercato nel caso delle carte sconto), nel caso della vera moneta complementare, non esiste nessuno stampatore privilegiato, ma tutti gli iscritti al circuito possono creare e, contemporaneamente, distruggere la moneta, con il risultato che il bilancio finale sarà costantemente pari a ZERO. Nel momento in cui infatti io iscritto creo 1000 euro di credito fornendo un mio servizio o cedendo un mio bene, nello stesso momento chi acquista questo servizio o questo bene, crea per se un debito di pari importo. In tal modo non esiste pericolo di inflazione e di conseguente perdita di valore della moneta. Quando esiste uno “stampatore esclusivo“,  invece, una invasione sul mercato di gettoni telefonici, di miniassegni bancari o di buoni pasto è sempre possibile, se non probabile, ingenerando una inflazione svalutativa che porterebbe come conseguenza il rifiuto da parte degli attori economici di accettare questi strumenti, non avendo essi alcuna garanzia che il loro valore resti inalterato nel tempo!

Quando si discute di moneta complementare, quindi, occorre fare molta attenzione a non semplificare l’argomento, trattandolo in maniera superficiale e sostanzialmente errata. La moneta complementare invece potrebbe essere addirittura più affidabile dell’euro, se non fosse per il fatto che il suo valore è legato a quello di questa moneta. Il fondamentale che sostiene la moneta complementare, infatti, è una cosa che vale moltissimo: il proprio lavoro!